What goes around…comes around

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1b_whatPrima, alla mattina, mi alzavo, mi preparavo, colazione e poi subito in auto per andare al lavoro. Tutto qui. Nessuna interruzione. Tanti pensieri in testa su quello che avrei dovuto affrontare in giornata, piani per la serata condivisi su whatsapp e, poi, sempre di corsa per entrare in orario in ufficio. Passare il badge nei tempi era il primo obiettivo della giornata.

Adesso è molto diverso. Ora mi occupo a tempo pieno della mia piccola. La vita mi è cambiata radicalmente. L’orologio da polso non lo uso più da un pezzo. A dir la verità ho smesso di indossarlo appena avuta la conferma di essere in dolce attesa. E ancora lavoravo. E’ stata una mia decisione: non volevo trasmettere l’ansia del “devo fare tutto in tempo anche oggi” alla coinquilina nel pancione. I patemi giornalieri poi ce li avevo comunque, e lei se li sarà subiti ugualmente, ma penso che quello sia stato uno dei miei primi gesti di protezione nei suoi confronti.

Prima le giornate erano lunghissime. Spesso non sapevo quanto mi sarei attardata al lavoro e, una volta a casa, mi sentivo stanchissima. Eppure, nella maggior parte dei casi, ero stata seduta per buona parte della giornata ad una scrivania.

Adesso ho una bambina di un anno e mezzo. Dormo molto meno di prima. E non quando lo decido io. Ogni mamma sa cosa voglio dire. Mangio a rate, con gli occhi sul piattino di mia figlia (e le sue evoluzioni con cibo e posate) più che sul mio. Vado in bagno con lei che mi fa da pubblico, sempre: posso perderci un po’ di tempo in più solo durante il suo riposino pomeridiano. L’esperienza mi insegna che, in quel lasso di tempo però, è meglio dedicarsi alle faccende di casa e portarsi avanti con la preparazione della cena. Anche se sono le 13 e devi ancora sparecchiare la tavola del pranzo. E’ una strategia che paga sempre. Altrimenti mi ritrovo nella condizione di cucinare con una sola mano perché nell’altra ho la patafrulla di 11kg in braccio che, senza eccezioni, ha un attacco di mammite appena mi avvicino ai fornelli.

Quando mi trovo in quelle condizioni penso quasi sempre seriamente di chiamare il giudice dei Guinness per scoprire se mi merito una pagina del loro libro: fare polpette, impanare fettine o pulire pesce in quelle condizioni è uno sport estremo, ne sono convinta.

Poi non parliamo dell’ordine. Io e mio marito lo amiamo e abbiamo sempre cercato di organizzare tutto al meglio: cassetti, documenti, pensili, librerie. Tutto al suo posto. Tutto facile e veloce da trovare. Almeno fino a quando non abbiamo iniziato ad avere a che fare con una gnometta con le braccia allungabili e gli occhi di falco. Sapete cosa intendo. Ora l’ordine fa parte, a pieno titolo, della teoria della relatività di Einstein.

Questo video riassume bene la giornata di una mamma qualsiasi.

Alla fine di tutto, però, sapete una cosa?. Sicuramente sì, ma voglio dirvela lo stesso.

Solo ora mi sento davvero bene. Non baratterei un solo minuto di questo allegro caos con la vita di prima. Tutte le esperienze, le sfide affrontate e le fatiche superate mi hanno fatto diventare la donna e la mamma che sono oggi. A volte mi sembra che tutto quello che mi è accaduto sia servito per arrivare fino a qui.

Passerò per melensa ma solo ora tutto ha un senso. E chissà cos’altro ha in serbo il futuro.

Tutto questo per dirvi che non dovete scoraggiarvi mai. Difficoltà ce ne saranno sempre nella vita. La vita è fatta di difficoltà. Ma non solo. Tenetevi stretti i vostri progetti, sogni, speranze. Tutto torna. O per dirla alla Justin Timberlake (citazione alta oggi, lo so): “What goes around…comes around”.

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