Soffro di vuoti di memoria post parto

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Di cosa volevo parlare?

Ah, dei miei vuoti di memoria dopo il parto. 🙂

Ne scrivo perché voglio sapere se è capitato anche a voi.

Prima della gravidanza ero una specie di orologio svizzero, sotto questo aspetto.

Anche se qualche volta entravo in una stanza e non ne ricordavo il motivo, posso dire di aver vissuto sempre senza problemi: tanto che ai tempi d’oro, quelli del liceo, mi bastava stare attenta ad una lezione per ripetere con facilità un concetto. Non in tutte le materie, eh, ma in quelle che mi piacevano sì.

Poi, pensate, nella mia prima vita (poco dopo l’era giurassica…appena prima l’avvento di WhatsApp) mi sono pure laureata un paio di volte e, sempre se mi ricordo bene, non credo di aver mai ripetuto nemmeno un esame: nel senso che studiavo e taac, lo passavo.

La verità è che se non mi sentivo preparata non andavo e che se non ero particolarmente tagliata per una materia mi accontentavo anche di un voto ben al di sotto della mia media. Alla fine della fiera, però, tutto è andato come doveva e sono sopravvissuta anche all’Alma Mater Studiorum.

Come fedele amica un’agendina di carta, piccola, che portavo sempre con me in borsa e che cambiavo ogni anno. Lì appuntavo di tutto: impegni di lavoro, appuntamenti, date di compleanno, numeri di telefono. In poche pagine il mio mondo.

Poi sono rimasta incinta e dopo 40 settimane o poco più (ve l’ho già detto che la precisione non è più il mio forte?) è nata Lei, capace di rendere me e mio marito una famiglia tutta nuova.

Felicità. Tanta. Nuove scelte di vita. Euforia. Piedi sempre un po’ meno gonfi come zampogne (bye bye Terra di mezzo!).

Ed è da quel momento che sono iniziati i miei vuoti di memoria.

A distanza di quasi 4 anni sono ancora affezionati a me.

Tipo che mio marito torna dal lavoro e gli chiedo, a distanza di pochi minuti, come è andata la giornata.

O gli racconto lo stesso aneddoto almeno un paio di volte nel corso della stessa sera.

Mi capita anche di appoggiare le chiavi di casa, la fede nuziale o un mestolo da qualche parte, resetto tutto, e poi passo il mio tempo a cercarli. Organizzo una caccia al tesoro con mia figlia, se necessario.

Il mestolo grande d’acciaio, super bello e indistruttibile che era uno dei regali della mia lista nozze, mi sto ancora chiedendo che fine abbia fatto. L’unica cosa sicura è che in cucina non c’è. E mio marito spergiura di non averne alcuna colpa. Mistero.

Vado a trovare i miei ed appoggio il telefono sul tavolo e me ne dimentico. E ovviamente me ne accorgo solo quando sono tornata a casa. Mi è capitato anche con il biberon, il ciuccio o l’alzasedia di mia figlia.

Mio marito chiede se deve andare a stendere la lavatrice (ce l’abbiamo nel piano seminterrato) ed io gli dico di sì: salvo poi scoprire che non l’ho proprio fatta.

Un medico mi dà un appuntamento, lo trascrivo per sicurezza e, convinta di averlo memorizzato a dovere, non controllo più l’agenda e sbaglio immancabilmente l’orario.

E poi vogliamo parlare del sale? Quante volte mi chiedo, se sto cucinando un piatto che richiede qualche ora di cottura, se l’ho già salato?

Mi dico che devo fare una cosa ma poi basta una distrazione minima per dimenticarmene completamente.

Insomma, un disastro.

Poco dopo il parto davo la colpa al dormire troppo poco. Ora dormo sicuramente di più, anche se i risvegli continuano ad essere presenti (acqua, pipì, “mamma manoooo”), ma non credo di potermi giustificare ancora del tutto così.

È che la mia memoria, dopo essere diventata mamma, è cambiata. Non c’è niente da fare.

Ora conosco a menadito le canzoni dei cartoni, i nomi dei personaggi, l’intonazione di voce perfetta per interpretare la strega cattiva. Quali elastici usare per fare i codini “belli belli”. Tentare di azzeccare la quantità di pasta da cuocere per mia figlia, pensando a quanto ne mangia di solito, per evitare di doverla finire sempre io.

Che per giocare insieme basta inventarsi una storia. E quella piace sempre di più dei giocattoli in vendita.

Che ho sempre creduto nell’efficienza ma è sopravvalutata.

Che l’unica cosa che importa è trascorrere del tempo coi propri figli, quello che si può, e forse è anche per questo che è importante dimenticare tutto il resto.

La pappa bruciata sul fornello si rimedia. La pulizia di casa pure.

Il tempo che passa non torna più indietro.

Resta il fatto che non mi ricordo più una benemerita cippa. Dicevo?

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