Si è spezzata la banana! Ed altre tragedie consumate in cucina.

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Quando hai un figlio di almeno un paio di anni pensi che il peggio sia passato.

Infatti a quell’età, nella maggior parte dei casi, i bambini camminano e corrono senza più urtare ogni spigolo di casa. E questo è bene.

Poi iniziano a padroneggiare un vocabolario che comprende tutti i termini che non vorresti mai aver pronunciato in loro presenza. E questo è meno bene.

E anche l’allattamento a richiesta è solo un ricordo. Lontano. O forse sarebbe meglio dire cadente. E ci siamo capite.

Eppure non è tutto oro ciò che luccica.

E, soprattutto, non è più banana quella che si spezza.

Sì perché i nostri figli, crescendo, inciampano nella fase dei terrible two (che non si sa bene quando finisce) e si trasformano in ispettori della qualità dell’apertura dello yogurt e dello sbucciamento della frutta.

Probabilmente hanno seguito un master collettivo online per ottenere la qualifica di “Responsabile di Terrore e Tragedia in Cucina” mentre noi eravamo intente a pelare delle freschissime e tenerissime carote biologiche.

Altrimenti non si spiega come tutti, e sottolineo tutti, i genitori con cui ho parlato (online e offline) abbiano un aneddoto al riguardo.

Che forse sarebbe meglio definire “storia di sopravvivenza”.

Ci sono mamme che, ogni giorno, devono prestare attenzione a non togliere del tutto la pellicola dallo yogurt perché il loro compito è solo quello di sollevarla parzialmente.

Ci sono bimbi che si rifiutano di mangiare una fetta di prosciutto perché si è rotta e mamma e papà non hanno saputo aggiustarla.

Ci sono bimbi che si buttano a terra se il colore delle posate o del piatto non si abbina a quello del bicchiere.

C’è chi mangia solo biscotti interi. I rotti mai. Nemmeno sbeccati.

Chi apre i Ringo a metà e pretende che la crema resti sul biscotto al cioccolato perché quello alla vaniglia non è all’altezza (ogni riferimento a mia figlia è puramente casuale).

E pregate che non vi succeda mai che si divida un “abbraccio” della Mulino Bianco mentre lo stanno mangiando. Meglio una a caso delle 10 piaghe d’Egitto

Bimbi che adorano il pane tostato con la marmellata ma piangono se non c’è un pezzo di frutta abbastanza grande spalmato sopra. I pezzi piccoli sono per i piccoli…e loro sono grandi!

Togliere la pellicola di plastica dalla cannuccia del succo di frutta non è mai una buona idea. Mai.

E pensateci bene prima di bucare l’Estathè. Io ve l’ho detto.

Poi ho scoperto che non bisogna dare le merendine ai bambini non tanto perché non fanno bene ma perché, per aprirle senza subire scene isteriche, bisogna ricordarsi l’iter corretto stabilito dal consumatore finale: nostro figlio.

C’è chi le può far “scoppiare” e chi no.

C’è chi deve togliere anche il pirottino in cui poggiano, chi può sollevarlo solo per metà e chi no.

Bisogna prendere appunti.

E infine la banana. Con la banana sbagli sempre: se la sbucci, se non la sbucci, se la schiacci e se la tagli a rondelle di un’altezza diversa da quella prevista nella loro mente.

Spezzatela a metà e scatenerete l’ira funesta del pelide Achille che infiniti lutti addusse agli Achei.

Poi arriva papà che, ignaro del pericolo, prende una banana e la apre a casaccio…e al pargolo spuntano pure dei dentini nuovi per mostrargli il suo più grande sorriso di riconoscenza.

Ma questa è un’altra storia.

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1 Comment

  1. NonPuòEssereVero ha detto:

    Ho 32 anni e tuttora buco il brick dell’Estathè solo in un determinato punto.
    Mio padre fino ad un mese fa mi tagliava la frutta, lui e solo lui, perché mia madre non è in grado di fare i pezzi della misura corretta e se la misura non è corretta io non mangio la frutta 😀

    Altro che terribili two.

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