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Quando ero incinta, ad oggi la mia prima ed unica gravidanza, non avevo bene le idee chiare su cosa mi dovevo aspettare al momento del parto. Sinceramente non lo volevo sapere. Ogni mamma che avevo incontrato, compresa la mia, non poteva far altro che raccontare la propria esperienza, più o meno felice. Non volevo che il mio umore fosse condizionato dalle difficoltà altrui (“Un travaglio lungo quasi due giorni con contrazioni come pugnalate…preparati”) o, al contrario, illudermi a causa delle esperienze più fortunate (“Sono entrata in ospedale, ero già tutta dilatata…dopo un quarto d’ora è nato…ed ho pensato, tutto qui?. Lo rifarei domani”).

La tensione la porta già l’evento in sé e non c’era bisogno che me ne portassi altra da casa. Questa la mia filosofia durante i 9 mesi di gravidanza. Non aver mai avuto esperienza, in questo caso, mi ha aiutata parecchio.

Inserisco qui un video, davvero divertente, su quello che si sente dire normalmente una donna incinta. In queste occasioni ti rendi conto di quanto sia sottovalutata la preziosa dote del buon senso…e del tacere.

Ammetto, però, di essermi voluta ripetutamente far del male guardando una serie di pseudo reality, tipo “24ore in sala parto”, “Non sapevo di essere incinta” e compagnia bella. Real Time mi teneva in pugno. Mi è capitato di chiudere gli occhi più volte durante quei programmi e, dopo l’ottavo mese, ho pensato fosse meglio evitare. Anche i servizi di Barbara D’Urso mi facevano un po’ impressione, a volte. Se avevo proprio voglia di guardare qualcosa sull’argomento, meglio i documentari sulla riproduzione delle amebe. Lì andavo sul sicuro. Niente urla, niente sangue. Tutto filava sempre liscio. Guardare le amebe moltiplicarsi e sentirsi in pace col mondo. Chi l’avrebbe mai detto.

A parte gli scherzi, consiglio comunque a tutte le coppie di frequentare un buon corso preparto: parlare con un’ostetrica ed altri professionisti del settore può togliere parecchi dubbi. Può anche farne venire altri ma meglio così: è importante sapere cosa sta accadendo dentro di noi e, soprattutto, riconoscere cosa è considerato normale e cosa non lo è. E’ un passaggio molto delicato della nostra vita ed è tutto a nostro vantaggio essere informate. Ci preoccupiamo della storia fra De Martino e Belen, del dimagrimento della Jolie e recitiamo a memoria “La solitudine” della Pausini: mi sembra il caso di aggiungere, fra i nostri interessi, anche la trattazione scientifica della gravidanza.

Poi è vero: come sarà il parto lo si scoprirà solo vivendolo. Naturale o cesareo che sia. Veloce o dal travaglio interminabile. Dal dolore sopportato o anestetizzato. Qualunque sia il modo, l’importante è il risultato. Una volta mamma tutto è alle spalle. Inizia una nuova avventura. Quella più importante della vita. E allora sì che urleremo. Purtroppo è probabile che capiterà. Temo che il travaglio sia solo la prova generale.

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