Lettera di un (anziano) padre al figlio

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Sono solita parlare della vita di noi mamme, soprattutto di bimbi piccoli, mi piace ironizzare sulle difficoltà e paranoie quotidiane di noi genitori ma oggi volevo postare delle parole che mi hanno fatto riflettere, soprattutto come figlia.

Si tratta di un testo anonimo che ho scoperto circolare già da diversi anni in rete ma che è stato portato alla ribalta dalla commozione di Fabio Volo quando, qualche settimana fa, lo ha letto in diretta durante il suo programma su Radio Deejay.

Ecco la “Lettera di un (anziano) padre al figlio”.

Se un giorno mi vedrai vecchio, se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi… abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere… ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi, non biasimarmi e non farmi vergognare… ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico, ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l’abc.

Quando a un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso… dammi il tempo necessario per ricordare, e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti lì che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo, non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l’ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto…non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te, che ho tentato di spianarti la strada.

Dammi un po’ del tuo tempo, dammi un po’ della tua pazienza, dammi una spalla su cui poggiare la testa allo stesso modo in cui io l’ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza, in cambio io ti darò un sorriso e l’immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio.

Ecco, finisce così. Nero su bianco troviamo valori come la riconoscenza, la generosità e il disinteresse. Su carta la spiegazione dell’amore, quello con la A maiuscola, puro e incondizionato: quello di un genitore verso il proprio figlio e le istruzioni per ricambiarlo. La preghiera per farlo.

Parole che lasciano un po’ di tristezza ma che colgono nel segno: la vita è una ruota che gira.

E come in “Ok il prezzo è giusto” speriamo sempre di avere il tifo sincero della nostra famiglia che, volendo il meglio per noi, grida: “100! 100! 100!”.

 

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