Nel 2014, quando ho scoperto di essere incinta della mia bimba, lavoravo in un ufficio che si trovava in una città vicino alla mia.

Nel primo trimestre penso di aver vomitato ogni mattina, a causa delle nausee, prima di salire in macchina e sedermi a fianco dei miei colleghi.

Nel secondo trimestre finalmente le nausee mi hanno abbandonata per lasciare il posto al pancione.

Questo è stato il momento in cui, da un giorno all’altro, mi sono accorta di non avere più le caviglie ma due tronchetti alle cui estremità erano attaccati i piedi di Frodo Baggins.

Fortuna era estate e potevo indossare i sandali. E per andare dai clienti indossavo dei bei pantaloni lunghi. Coprivo il copribile.

Al terzo trimestre era più facile saltarmi che girarmi attorno.

Avevo una pancia così grande che allacciarmi le scarpe e chiudere le persiane era diventata un’impresa epica. Non ero proprio il ritratto dell’agilità, diciamo così.

E le visite, i prelievi, i tamponi…di impegni ce ne sono tanti durante tutta la gravidanza, ma alla fine si moltiplicano…lo sapete già, vero?

Per me è stato un grande traguardo riuscire a lavorare fino al 7° mese, cercando di garantire al massimo la mia efficienza e disponibilità, anche se a volte la mia pancia avrebbe preferito altro.

Mi ricordo ancora che le ultime settimane, prima della maternità, durante il tragitto in auto le parlavo e chiedevo alla mia bimba di tenere duro ancora per qualche settimana, ancora per qualche giorno.

Questo è il motivo per cui voglio riportarvi qui l’amara ed ironica riflessione del Dott. Giuseppe Battagliarin, ex primario di Ginecologia e Ostetricia all’ospedale di Rimini e ora Presidente della Commissione Nascita della mia Regione, l’Emilia-Romagna.

La sua è un’analisi sulla nuova Legge di Bilancio che sancisce, alle donne incinta occupate, la possibilità di lavorare fino alla fine della gravidanza. O, per usare le sue parole, fino al parto.

A tutte le signore e le ragazze in attesa di un figlio auguro un sereno ed operoso 2019.

Per voi questo anno si apre all’insegna della conquista di nuove libertà (o forse di antiche schiavitù).

Finalmente potrete lavorare, con l’approvazione formale dell’INPS, fino al momento di partorire.

Dopo anni di coercizioni a cui sono state obbligate coloro che vi hanno preceduto dovendosi assentare dal lavoro al 7° o all’8° mese, per colpa delle inutili conquiste ottenute dal movimento delle donne e delle lavoratrici, finalmente potrete lavorare fino all’inizio delle contrazioni del travaglio o alla rottura delle membrane.

Premuratevi però di istruire fin d’ora colleghe e colleghi perché in seguito non si preoccupino vedendovi cambiare espressione ed aumentare la frequenza respiratoria per colpa delle contrazioni uterine e soprattutto non dimenticate di tenere a portata di mano pannoloni per assorbire il liquido amniotico evitando di trovarvi inondate e fradice nel bel mezzo di una riunione di lavoro o mentre parlate con un cliente.

Finalmente potete vedere riconosciuta e sancita la vostra innata e fisiologica capacità di essere super donne.

Del resto cosa volete che sia per una donna al nono mese di gravidanza, alzarsi al mattino alle 7 (per le più fortunate), preparare la colazione per la famiglia, pensare al pranzo e alla cena, vestirsi e truccarsi, prendere l’auto o il treno, oppure accalcarsi dentro una metropolitana arrivando trafelate al lavoro, entrare nel proprio ruolo professionale o lavorativo, starci per otto ore, interrompendolo solo per un panino o per raggiungere la mensa, quindi ritornare a casa ripetendo l’iter di tortura da trasporti, fare la spesa, cucinare, rassettare la cucina per poi abbattersi sul divano cercando di riposare mentre il bambino (come fa tutte le sere dopo cena) ti prende a calci cercando la via d’uscita.

Se poi siete così coraggiose da essere alla seconda gravidanza, a quanto detto dovete “solo” aggiungere anche l’accudimento e la vestizione dell’altro bimbo, l’accompagnamento a scuola e tutto ciò che gli necessita fino a quando andrà a letto.

Il vostro comportamento da super donne deve poi superare piccoli problemi come l’aumento di ponderale che all’ultimo mese è compreso (per le più parche) tra i 9 e i 12 kg, quindi si tratta solo di muoversi e lavorare con uno zaino di quel peso (posizionato prevalentemente sulla parte anteriore del corpo); una stasi venosa legata alla vasodilatazione e all’aumento del volume plasmatico (il cuore pompa il 25% di sangue in più per i bisogni del bambino rispetto ad una donna di pari peso non in gravidanza) che verso sera trasforma le caviglie in un tronchetto informe e fa sentire le gambe come fossero zavorrate; la pancia al massimo del suo volume urta ovunque e vi impedisce a volte di allacciarvi le scarpe e non vi fa vedere dove mettete i piedi, con il rischio di cadute.

Se state supine (e non ci dovete stare), vi manca il fiato e avete reflusso gastrico con relativa pirosi; se state su un fianco il bambino scalcia per cui il riposo si trasforma spesso in una lotta mentre la testa del bambino comprime la vescica spingendovi a numerose gite in bagno diurne e notturne.

Lo sappiamo tutti che siete capaci di farlo ma era proprio necessario sancire come normale ciò che tutti i dati in nostro possesso, che derivano da una letteratura immensa e incontestabile, dimostrano che normale non è?

Qualcuno poi vi dirà che in fondo oggi i lavori sono più leggeri e possono essere comunque svolti senza pericolo.

Peccato che si dimentichi lo stress che spesso vi coglie per dare risposta a tutto ciò che vi viene chiesto, che si traduce in liberazione di cortisone (incremento della glicemia), adrenalina e noradrenalina (ipertensione e contrazioni uterine) e così via.

Ciò che poi stride con il rispetto che sarebbe dovuto alla maternità è che la norma suona come un sottile implicito ricatto:

“Ti piacerebbe stare con tuo figlio 5 mesi filati con uno stipendio garantito…sì, vero? Allora lavora fino all’insorgenza del travaglio”.

Sono stati davvero generosi i legislatori nell’elargire ciò che era già di vostra proprietà.

Una cosa è certa: questa idea non è venuta a una donna.

So bene come è stata abortita (non userei mai la parola partorita per un atto di questo genere).

Da tempo siete sempre più artigiane, stagiste, tirocinanti, ecc., o cosiddette partite IVA e da tempo vi vedete costrette a lavorare per vivere fino a quando la testolina del bimbo affiora ai genitali; da qui qualche sagace onorevole ha pensato che tanto valesse decretare che lavoro e gravidanza possono coesistere qualunque sia l’epoca di gestazione.

Invece di immaginare che avreste tratto grande giovamento dalla concessione di un mese in più di congedo retribuito, dopo la nascita del figlio, vi è stato tolto il diritto di godervi l’ultima parte della gravidanza, assaporando il piacere di prepararvi ad essere madri, pur di poter prolungare il periodo di puerperio di un mese in regime di retribuzione.

Preparare il corredino, la stanzetta per il neonato, frequentare gli incontri di accompagnamento al parto per entrare nel giusto stato d’animo e fare prevenzione verso tante possibili anomalie del travaglio-parto, per il saggio e dotto legislatore sono cose inutili poiché voi siete donne moderne e quelle cose d’altri tempi, nel terzo millennio, sono facilmente realizzabili in metropolitana usando lo smartphone, con l’e-commerce e con la formazione a distanza.

Vi sono alcuni dati che vi riguardano che sono sfuggiti all’estensore dell’articolo di legge: le donne italiane hanno uno dei più bassi tassi di riproduzione al mondo e uno dei più alti indici di disoccupazione tra i paesi industrializzati.

Ciò significa che avremo quindi eroine obbligate ad un pericoloso super lavoro perché desiderano una gravidanza , mentre la maggior parte delle altre non potranno permettersi un figlio, pur avendo il tempo di farlo, per mancanza di risorse economiche essendo disoccupate.

Davvero singolare questa norma che vi è stata dedicata per incrementare la natalità.

So bene che tutti sosterranno che vi è stata concessa una libertà di cui potrete anche non usufruire, ma siamo certi che i datori di lavoro o i vostri capi, non daranno di voi un giudizio negativo qualora decideste di stare a casa dal 7° mese visto che è stato sancito come possibile e normale un regime alternativo?

Purtroppo i vostri legislatori nulla sanno di perinatologia così come nulla sanno di paternalismo libertario, per cui varrebbe la pena di regalare loro qualche strenna per il nuovo anno:

il libro scritto da Richard Thaler, premio Nobel per l’Economia 2017, nel quale l’autore sottolinea come lo Stato, a cui il diritto assegna il ruolo di “buon padre di famiglia” deve dare una “spinta gentile” (in inglese Nudge) per orientare le scelte dei suoi cittadini verso ciò che con certezza sappiamo essere per loro un bene.

Questo decreto non è stato una spinta gentile, è stato uno spintone che può farvi ruzzolare dalle scale.

Non dovete dimenticare un altro aspetto, certamente non secondario, che il nuovo regime introduce.

Chi dovrà decretare la vostra idoneità a lavorare anche al nono mese, sollevando da ogni responsabilità il pilatesco legislatore, sarà un ginecologo.

Già da quando era entrata in vigore la norma che prevedeva la possibilità di lavorare nell’8° mese molti ginecologi, compreso il sottoscritto, si erano sentiti a disagio perché al 6° mese dovevamo vaticinare che, a distanza di due mesi, sareste state in grado di lavorare (perché la burocrazia, essendo lenta e macchinosa, pretende che il certificato venga presentato due mesi prima) senza alcun rischio per la vostra salute.

Ora lo dobbiamo certificare a distanza di tre mesi, sapendo che le possibili patologie del terzo trimestre sono più frequenti e spesso possono essere imprevedibili. Prima tra tutti: il parto prematuro.

Non si dimentichi, infatti, che la sua incidenza in Italia è ormai da molti anni ferma al 7%.

Vi consiglierei quindi, per migliori risultati, di consultare il Calendario di Frate Indovino o, se conoscete il vostro segno zodiacale e l’ascendente, di rivolgervi a Paolo Fox che mi pare, di questi tempi, sia molto ascoltato.

Vi auguro una nascita come la immaginate, invitandovi ad esigere gli spazi e i tempi che ad ognuna di voi e al vostro bambino sono dovuti.


Fonte: pagina Facebook del Dott. Giuseppe Battagliarin

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