I bambini ai tempi dello smartphone

Il tabù della maternità sul posto di lavoro
Il tabù della maternità sul posto di lavoro
28 Ottobre 2020

Qualche mese fa ho stretto un patto con mia figlia che a giorni compie 6 anni.

Immagino sarà molto difficile rispettarlo ma la posta in gioco è alta e la vita è dei sognatori.

Le ho detto che so che fra pochi anni mi chiederà a gran voce uno smartphone o un tablet. Che le sembrerà la cosa più naturale del mondo averlo già dalle elementari perché prima o poi a qualcuno dei suoi amici lo regaleranno.

Bene, le ho spiegato che dovrà aspettare per averne uno tutto suo perché è piccola, quegli strumenti non sono dei giocattoli, e le potrebbero fare del male.

E non lo dico io.

Secondo uno studio* condotto dalla Società Italiana di Pediatria, l’utilizzo di dispositivi digitali in tenera età (dagli 0 agli 8 anni) può:

  • Interferire con lo sviluppo cognitivo, limitando l’esperienza diretta e concreta con gli oggetti;
  • Influire sui livelli di attenzione e nelle relazioni sociali a causa dell’elevata esposizione allo schermo;
  • Determinare l’aumento del peso corporeo per lo scarso movimento fisico, con conseguenti problemi comportamentali;
  • Compromettere vista, udito e sviluppo del linguaggio;
  • Procurare disturbi del sonno.

I bambini hanno l’esigenza di fare esperienze reali per non confonderle con il mondo virtuale.

Non di WhatsApp per chattare con i compagni fuori da scuola e men che meno di social network. Che di cyber bullismo ne son già pieni i fossi e mi sembra il terreno più fertile per coltivarlo.

Attivare il parental control, ahimè o per fortuna, non basta.

I nostri figli hanno bisogno di noi genitori, della nostra presenza e mediazione.

In cambio così le ho promesso altro, molto di meglio.

Ho alzato la posta in gioco.

Ogni volta che ci sarà possibile io e suo padre la accompagneremo al cinema, a teatro, a concerti, a visitare città ed opere d’arte. Quelle che ora vede solo stampate sulle pagine di alcuni suoi testi illustrati e che la affascinano già così tanto.

Poi mi sembra abbia capito molto bene che per i libri in casa c’è sempre spazio.

I libri di mia figlia

Così come per le riviste Play Press con cui gioca e ama mettersi alla prova giorno dopo giorno: albi magici, da colorare, adesivi, puzzle, labirinti, sudoku, cruciverba…e molto di più.

Le riviste Play Press per bambini

Sempre dei suoi personaggi del cuore: Alvin and the Chipmunks, Gorjuss, Barbie, le coloratissime Hairdorables, i Meteo Hereoes, Leo&Tig, i Gormiti, Miraculous, Oggy e chi più ne ha più ne metta!

Alcune riviste Play Press per bambini

Trovate l’elenco completo QUI.

È un piacere vederla concentrata, con la testa e le mani impegnate a scrivere, colorare e diventare grande. A mostrarmi orgogliosa il gioco che ha finito da sola o, al contrario, a chiedermi di sedermi vicino perché ha bisogno di qualche suggerimento.

Quando andate in edicola, se volete fare un bel regalo a vostro figlio, con Play Press non sbagliate.

Sono riviste di grande qualità, sicure, certificate, originali e prodotte interamente in Italia: le contraddistingue uno stile inconfondibile, fatto di passione, cura artigianale, attenzione ai dettagli e innovazione.

Tutto questo si vede e si sente, vi assicuro, pagina dopo pagina (i loro nuovi albi magici sono inimitabili, li dovete provare!).

L’utilizzo del carattere EasyReading®, leggibile anche dai bambini con dislessia, ne è la conferma.

Il gioco sano, la manualità e la concentrazione favoriscono lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione. E sono dell’idea che i nostri figli dovrebbero sognare di girare il mondo e di cambiarlo, non l’ultimo modello di smartphone.

Non smettiamo mai di credere al potere inestimabile della nostra fantasia perché, parafrasando Emily Dickinson, “Il nostro cervello è più ampio del cielo”.

I nostri figli hanno bisogno di sentirselo dire. E forse anche noi.

Post in collaborazione con Play Press

*Documento ufficiale della Società Italiana di Pediatria sull’uso dei media device nei bambini da 0 a 8 anni di età, presentato in occasione del 74° Congresso italiano di Pediatria e pubblicato sulla rivista Italian Journal of Pediatrics.

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