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Appena compiuti i 6 mesi d’età, seguendo le raccomandazioni della pediatra, ho iniziato ad introdurre alimenti diversi dal latte nella dieta della mia bambina.

Quest’ultimo, da solo, non poteva più soddisfare tutti i suoi nuovi bisogni nutritivi e in lei erano ormai maturate le competenze digestive, motorie e psichiche per cominciare a sperimentare l’introduzione di cibi solidi in tutta sicurezza.

Così ho iniziato a chiedermi: “Cosa le cucino oggi?”. E subito dopo: “Lo mangerà?”

Ero un filino ansiosa per quello che mi aspettava, lo ammetto.

Fortuna che le prime pappe mi sono state consigliate direttamente dalla pediatra.

E, come tutte le neomamme “svezzatrici” son partita dalle basi, cioè dal brodo vegetale.

La ricetta è semplice semplice: 1 patata, 1 carota e 1 zucchina in 1 litro d’acqua. Con il passare dei giorni lo arricchivo di sapore, usando verdure di stagione come fagiolini e sedano: l’importante era aggiungerle sempre una alla volta. Il sale mai. Impossibile sbagliare.

Conosco neomamme che hanno usato sin da subito anche la zucca.

L’obiettivo comunque era il medesimo: produrne abbastanza per la settimana, dividerlo in tante comode monoporzioni e congelarlo. Impensabile farlo fresco ogni giorno. Almeno per me.

Poco dopo ho iniziato a preparare anche il brodo di carne: in 1 litro d’acqua, a freddo, mettevo circa 200/300 grammi di pollo, vitello o coniglio, insieme a sedano, carota o altre verdure di stagione.

Poi lasciavo bollire lentamente circa fino a dimezzare la quantità di liquido iniziale.

A questo punto, preparato tutto con un’accuratezza da chef stellato, la domanda sorgeva spontanea: “Quale pasta cuocere?”

Sì perché nella dieta dei bambini non devono mai mancare i carboidrati complessi. Come spiegato dal pediatra che ci affianca in questo percorso, infatti, nei primi anni di vita una alimentazione corretta è molto importante per lo sviluppo del bambino.

Così mi sono messa alla ricerca di una pasta:

  • della dimensione e consistenza giusta (hai visto mai che le vada di traverso un boccone e perdo 15 anni di vita perché non può masticare bene il formato che ho scelto per lei?!);
  • realizzata con ingredienti selezionati e rigorosamente controllati,
  • il più semplice possibile e naturale.

Insomma, pensata ad hoc per l’inizio dello svezzamento.

Ed ho iniziato il mio peregrinare fra gli scaffali dei supermercati e il reparto infanzia delle farmacie della mia zona, studiando marche e forme. Confrontando scatole e sacchetti. Leggendo ingredienti e tabelle nutrizionali come fossero curriculum.

Fino ad arrivare alla scelta: “Le Pastine” Mellin.

Gli ingredienti mi convincono subito: farina di grano tenero integrata con calcio, necessario per la normale crescita e lo sviluppo osseo nei bambini, e vitamine del gruppo B (B1, B2, B6 e niacina). Stop.

Altre 3 informazioni, riportate su ogni confezione, hanno reso più facile la scelta.

Oltre 100 anni di storia: sapere che mi stavo affidando ad un’azienda che da più di un secolo si occupa di baby food mi ha fatto sentire subito “in mani sicure”.

L’impiego di acqua di montagna, in tutta la sua purezza, per la produzione di ogni formato di pasta. Io che adoro le Dolomiti e da ormai 20 anni torno a visitarle ogni estate, ho ben chiara la freschezza, la limpidezza e la bontà delle acque di montagna. Impareggiabile e un grandissimo plus per me.

Infine l’energia elettrica utilizzata in produzione: 100% verde perché proveniente da fonti rinnovabili come il sole, l’acqua e il vento, nel completo rispetto dell’ambiente.

Un’attenzione a 360° che mi ha colpita, devo dire la verità, e che mi ha convinta ad acquistare.

A chiudere il cerchio, come sempre, il palato di mia figlia: i formati più gettonati le Perline Micron, soprattutto all’inizio dello svezzamento; poi le Stelline e i Cuoricini.

Queste ultime perfette anche cotte in acqua e condite con metà vasetto di omogeneizzato di verdure e carne, più l’immancabile cucchiaino di olio extra vergine d’oliva.

Lo svezzamento non è facile. Non credete a chi vi dice il contrario.

Ora che l’ho superato da un po’ posso dire che, per me, è stata una delle prove più difficili della neomaternità. E sapete il motivo?

Perché desideravo che mia figlia mangiasse tutto quello che le mettevo nel piatto. Volevo si comportasse già come “un piccolo adulto” perché mi ero impegnata tanto a prepararle il meglio e avevo il terrore non mangiasse a sufficienza.

Tipo: “La pediatra ha scritto che ne deve mangiare 30gr e l’ha solo assaggiato! E adesso? Devo pesare quello che ha lasciato nel piatto, fare la tara, e telefonarle subito! E il latte? Devo darle il latte, avrà fame! O forse no? Meglio che mi segno le domande così le chiedo tutto in una volta…”

Le prime settimane di svezzamento ero davvero così, non esagero. Eppure questo atteggiamento non porta a nulla.

L’ho capito quando mia figlia mi ha sorriso, la prima volta, con il cucchiaino in bocca. Come a dire: “Vedi mamma, che sono brava?! Ieri non lo volevo ma oggi mi piace un sacco e ne voglio ancora!” E allora mi si riempiva il cuore e mi sentivo piccola piccola di fronte a quegli occhioni sgranati perché non potevo fare a meno di ripensare alle mie inutili insistenze dei giorni precedenti.

Ogni cosa a suo tempo. Oggi un cucchiaino. Domani il piatto.

Basta non perdere il sorriso, avere tanta pazienza e continuare a preparare pappe con alimenti sicuri, semplici e pensati per i più piccoli. Proprio come Le Pastine Mellin.

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