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BLOCK NOTES

Dopo il parto, per diverse settimane, ho avuto l’esigenza di annotare su un block notes orari, poppate e cambi che facevo alla bambina. Non l’ho fatto con l’intento di conservare un ricordo di quelle giornate ma perché non mi potevo fidare più della mia memoria a breve termine.

Penserete: “Beh, all’inizio, latte ogni tre ore e cambio pannolino all’esigenza”. La fate facile voi.

Ero nella condizione di non avere più la certezza di aver dato il latte un paio di ore prima o meno, di aver già cambiato il pannolino della pupù o se, in realtà, lo avevo fatto solo il giorno prima. Questo perché non percepivo più la distinzione fra il giorno e la notte: le 24ore ormai erano diventate un continuum di cambio pannolini, poppate e sterilizzazioni a non finire (sempre sia lodato chi ha inventato lo sterilizzatore per il forno a microonde. Amen). Dormire a rate, poi, non aiutava di certo: all’inizio anche solo tre ore di fila per notte era un’impresa.

Con questo non voglio spaventare nessuno ma il messaggio che voglio far passare è che, per un bel periodo di tempo, bisogna mettersi il cuore in pace ed andare incontro completamente alle esigenze del neonato. Sembra un’ovvietà ma non è subito semplice. La mia fortuna è stata quella di avere una bimba che ha capito presto la differenza fra il giorno e la notte, oltre a non aver avuto problemi particolari.

Detto ciò, però, il block notes mi è rimasto. E’ bello alto, ed ogni foglietto è una giornata trascorsa insieme a lei. E’ la testimonianza della sua crescita, dell’evoluzione delle sue necessità. E’ il ricordo dei suoi pianti disperati, del mio desiderio di dormire di più e del tempo trascorso a cantarle la ninna nanna, con la speranza che si appisoli presto. Quando mi viene chiesto: “A quando il secondo?”, penso al blocchetto degli appunti e rispondo con un sorriso beffardo. Proprio per questo lo considero, tutt’ora, il mio più grande anticoncezionale.

So bene, però, che non è solo questo. Quel block notes è anche l’orgoglio di vederla addormentarsi serena mentre la cullo fra le mie braccia, è avere il cuore colmo di gioia perché il suo primo sorriso sdentato l’ha fatto proprio a me, è il mio stupore per la dolcezza della sua voce incerta che chiama mamma per la prima volta. E qui cade la mamma. Allora è meglio che non ci penso troppo su.

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