All’inquinamento ci pensano i nostri figli

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“Il mio nome è Greta Thunberg, ho 15 anni e vengo dalla Svezia. Molti pensano che la Svezia sia un piccolo paese e a loro non importa cosa facciamo. Ma io ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. Se pochi bambini possono apparire sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo con la loro protesta, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente”.

Queste le parole della giovane attivista contro la crisi climatica e il riscaldamento globale alla Cop 24, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, tenutasi in Polonia lo scorso dicembre.

Greta è la promotrice della protesta che tiene ogni venerdì davanti al Parlamento di Stoccolma per chiedere ai governi politiche concrete per contrastare il cambiamento climatico ed è l’ispiratrice delle marce dei giovani per il clima in tutta Europa. Come riconoscimento del suo operato è stato proposto il suo nome anche in vista dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace.

È indubbio che, quello che sta facendo, abbia contribuito a generare un grande dibattito sui temi legati all’ambiente in tutto il mondo. E, vi confesso, i suoi discorsi mi toccano non solo per la schiettezza e il tono accusatore con cui è solita rapportarsi quando parla coi “grandi della Terra” ma perché quelle parole escono dalla bocca di una ragazzina semplice, come lo sono stata io, ma che potrebbe essere benissimo anche mia figlia tra qualche anno.

È molto facile sentirla vicina, almeno per me. Poi, come le si può dare torto?

Restringendo la riflessione al nostro Paese, sapete che il 2018 per l’Italia è stato un anno da codice rosso per la qualità dell’aria? Ben 55 capoluoghi di provincia hanno superato i limiti giornalieri previsti per le polveri sottili o per l’ozono, portando la nostra penisola a contendersi la vetta, in Europa, nella triste classifica che conta i problemi di salute causati dall’inquinamento.

Ho scoperto da poco che una fetta importante del problema deriva dal riscaldamento domestico più che dalle auto e dal traffico urbano: chi l’avrebbe mai detto?

L’utilizzo della legna, ad esempio, associata ad una cattiva manutenzione degli impianti di riscaldamento, contribuiscono fortemente alle emissioni inquinanti.

Io che ogni anno trascorro le vacanze in montagna insieme alla mia famiglia, ero ben convinta di far respirare “aria buona”, pulita e ben lontana dallo smog a mia figlia.

E invece pensate che l’utilizzo di alcune forme di combustibile, come il classico pellet per le stufe, provoca grandi emissioni di PM10: polveri sottili la cui esposizione prolungata nel tempo aumenta l’insorgere di una grande quantità di disturbi. E se sono pericolose per noi adulti, figuratevi quanto possano esserlo per i nostri piccoli.

Quindi meglio scegliere bene: al fine di contribuire a migliorare la qualità dell’aria, e la salute di tutti, basterebbe prendere in considerazione combustibili alternativi più sostenibili come GPL e GNL.

Infatti i bambini sono generalmente i soggetti più colpiti dalla cattiva qualità dell’aria e quelli più a rischio di infezioni respiratorie: il 93% dei ragazzi al di sotto dei 15 anni è esposto a livelli di polveri sottili (PM 2,5) superiori a quelli previsti dalle linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

È un problema grave, troppo a lungo ignorato, che comincia a presentarci il conto. È un po’ come se, solo ora, ci accorgessimo che non possiamo permetterci di pagare ma continuassimo a firmare cambiali, tanto poi ci penserà qualcuno dopo di noi a saldarlo. Il problema è che “quel qualcuno” saranno i nostri figli.

Ora non ci sono più scuse: tutti possiamo scegliere di fare quotidianamente qualcosa per l’ambiente e la Terra che ci ospita. La verità è che anche noi, nel nostro piccolo, possiamo fare la differenza.


Ed è per questo che ho trovato davvero interessante il progetto “1,2,3…RESPIRA!” promosso da Liquigas: rivolto alle classi 3° delle scuole secondarie di primo grado (le medie) ha informato ed educato non solo i ragazzi, i cittadini consapevoli di domani, ma anche le famiglie e gli insegnanti sul tema della qualità dell’aria e sull’importanza di adottare comportamenti sostenibili nella quotidianità.

Grazie a questo progetto è stata approfondita la relazione tra la qualità dell’aria e le forme di energia attualmente disponibili ed impiegate quotidianamente nel nostro Paese.

Pensate che, grazie a al Progetto Scuole di Liquigas, sono stati coinvolti ben 25.000 studenti di 300 scuole italiane, attraverso lezioni, esercitazioni e attività di laboratorio interattive e tecnologiche, basate su materiali forniti direttamente dall’azienda.

Alla fine del loro percorso gli studenti hanno presentato 100 progetti e, proprio in questi giorni, una giuria di qualità li sta valutando per scegliere i 3 vincitori.

Il prossimo 10 maggio sarò a Milano per assistere alla premiazione e sono davvero curiosa di scoprire quali idee ha suggerito la loro passione e creatività!

Seguitemi anche nelle pagine Facebook ed Instagram per scoprirli insieme a me.

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