Tutti pazzi per gli elfazzi

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Ancora mancano diverse settimane a Natale, lo so.

Eppure oggi voglio parlarvi di una tradizione natalizia americana recente, nata nel 2005 grazie alla pubblicazione di un libro per bambini intitolato “Elf on the shelf”. Si traduce come “l’elfo sulla mensola” e le autrici sono Carol Aebersold e la figlia Chanda Bell, mentre le illustrazioni sono a cura di Coe Steinwart.

Da questa storia è nato un gioco che le famiglie americane fanno con i propri bambini durante il periodo che va, indicativamente, dal Giorno del Ringraziamento (a fine novembre) fino alla Vigilia di Natale.

Funziona così: i genitori, senza figli, acquistano un pupazzetto e lo portano a casa. Al bambino viene raccontato che è un elfo speciale, inviato direttamente dal Polo Nord per aiutare Babbo Natale a stilare la lista dei bambini che si sono comportati bene e quella dei più monelli. Compito principale degli elfi è anche quello di riferire i desideri dei piccoli direttamente a Santa Claus.

Questo è possibile dal momento in cui la famiglia adotta l’elfo e gli da un nome: è così che diventa magico e può volare, ogni notte, fino al Polo Nord per raccontare a Babbo Natale in persona tutto quello che è successo durante il giorno all’interno della casa e se il bambino o i bimbi della famiglia si stanno comportando bene.

Ogni mattina poi l’elfo ritorna e si posiziona in un punto differente della casa, spesso combinando qualche pasticcio (vedi Pinterest). E’ importante, per mantenere la magia, che i genitori abbiano costanza nel cambiargli posizione in casa ogni notte.

Ovviamente i bambini sono molto affascinati da questa storia e il loro divertimento è proprio quello di alzarsi ogni mattina e cercarlo per tutta casa.

Affinchè l’elfo non perda i suoi poteri, però, è importante osservare due regole:

  • i bambini non possono giocarci come un altro peluche qualsiasi, altrimenti la sua magia è persa per sempre e non potrà più volare al Polo Nord;

  • quando i membri della famiglia sono a casa e svegli, l’elfo non può parlare né muoversi. In quel momento sta svolgendo la sua funzione di “controllore” e, per farlo, si finge pupazzo. E’ importante ricordare che, in realtà, è un elfo mandato da Babbo Natale.

Oltre a spronare a comportarsi bene, questa storia è capace di coinvolgere i bambini in un “gioco dell’attesa” per ciò che di buono e divertente avverrà domani e anche nell’elaborare il distacco: dopo il 25 dicembre l’elfo lascia la famiglia per ritornarvi solo l’anno seguente.

Anche se è un gioco, non dimentichiamo che per i bambini diventa una questione molto seria.

Se ti è venuta voglia di adottare un elfo, anche se sei in Italia, non sei sola: iscriviti al gruppo Facebook Tuttipazziperglielfazzi e troverai tanti genitori che condividono esperienze, testimonianze, e aneddoti sulle avventure del proprio elfo.

Io quest’anno passo, è ancora piccola la mia principessa, ma il prossimo ne adottiamo uno sicuro!.

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