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Felice 2017 Mamme!!!
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Ieri ho trovato un foglietto con una serie di moniti che indicano la strada per essere un buon genitore. Non ho trovato la paternità di questi pensieri ma voglio condividerli con voi perché mi sembrano davvero saggi ed importanti.

Ascolta…questo ti vorrebbe dire tuo figlio.

Non darmi tutto quello che ti chiedo: a volte dimmi no!

Non cambiare sempre opinione su quello che devo fare: mi confondi!

Non darmi sempre ordini: cerca di convincermi!

Mantieni le promesse, sia quelle buone che quelle cattive!

Non correggere i miei difetti davanti agli altri: mi vergogno!

Lasciami fare da solo qualche volta, altrimenti non imparerò mai!

Non confrontarmi con nessuno: io sono io!

Quando sbagli, ammettilo: ti stimerò di più!

Insegnami solo quello che fai: io imparerò sempre!

Non basta che tu senta di amarmi: devi dirmelo!

Belli, vero?. Bisogna che me li impari a memoria perché, soprattutto in alcuni momenti, mi è difficile scegliere la “strada giusta”. Impartire ordini, accontentare una richiesta nell’immediato per sedare un capriccio, non ammettere gli errori fatti…quanti sbagli. Impossibile non caderci. L’importante, però, è esserne consapevoli e cercare di migliorare. Il ruolo di genitori è uno dei più difficili, anche più di infilarsi i jeans del liceo e avere la pretesa di abbottonarli. Pensate.

Mi piace l’idea di completare il quadro con la definizione di figlio data dal premio Nobel per la letteratura portoghese, 1998, José de Sousa Saramago:

Figlio è un essere che Dio ci ha prestato per fare un corso intensivo di come amare qualcuno più che noi stessi, di come cambiare i nostri peggiori difetti per dargli migliore esempio, per apprendere ed avere coraggio. Sì. È questo! Essere madre o padre è il più grande atto di coraggio che si possa fare, perché significa esporsi ad un altro tipo di dolore, il dolore dell’incertezza di stare agendo correttamente e della paura di perdere qualcuno tanto amato. Perdere? Come? Non è nostro. È stato solo un prestito. Il più grande e meraviglioso prestito, siccome i figli sono nostri solamente quando non possono prendersi cura di sé stessi. Dopo appartengono alla vita, al destino e alle loro proprie famiglie. Dio benedica sempre i nostri figli, perché a noi ci ha benedetto già con loro.

Aldilà della concezione religiosa (fra l’altro Saramago si è sempre definito ateo), queste poche righe colgono nel segno. Difficile accettare la questione del prestito. Faccio fatica a sopportare la restituzione di un libro che mi ha appassionato alla biblioteca (è per questo che, alla fine, me li compro sempre) o, quando ancora esisteva Blockbuster, mi dispiaceva riportare il dvd di un bel film al noleggio. Se queste sono le premesse, la vedo dura mamme, la vedo dura. Sono la sola?.

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