Lettera ad un bambino rinato

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Ieri sera, facendo zapping tra i canali dopo aver messo a letto la mia piccola, mi sono imbattuta nel programma “Stasera a Casa Mika”, su Rai2.

Mi sono fermata, curiosa di sentire quello che stava dicendo Luciana LittizzettoHo pianto.

Ma non perché ero sdraiata sul divano avvolta come una salamella, ricoperta da un plaid di pile rosa, con a fianco un marito che sonnecchiava riproducendo la nona di Beethoven. No.

Le sue parole mi hanno toccata e per questo voglio riscriverle qui. Il tema è quello dell’affido e delle adozioni.

Poi ditemi che ne pensate voi, che ci tengo.

Buona lettura.

C’è un solo requisito per fare famiglia, uno solo, semplice: l’Amore, il volersi bene.

Darsi una mano ed esserci tutti i giorni.

È famiglia quella che accoglie, si apre, fa spazio, nella casa e nel cuore.

In questi ultimi anni le famiglie che adottano bambini sono diminuite del 34%, eppure l’adozione è un’esperienza difficile ma bellissima.

E perché si adotta sempre meno?

Perché è una corsa ad ostacoli.

Primo: ci vogliono un sacco di soldi. Minimo 20mila€ per un’adozione internazionale. Quindi può essere generoso solo chi c’ha i soldi.

E poi ci vuole un sacco di tempo: 18 mesi per avere l’idoneità e 25 mesi per portare a termine l’adozione che fa 3 anni e mezzo minimo.

Il tempo che la sonda Voyager ci ha messo per raggiungere Saturno.

Ma in 3 anni e ½ ma sai quante cose possono capitare?

Ma sai Belen, in 3 anni e ½, quanti fidanzati può aver cambiato?

E intanto, mentre il tempo passa, il bambino o la bambina resta in comunità, o in orfanotrofio o in balia di chissà chi.

C’è un detto piemontese, che a me piace tantissimo perché è semplice e concreto che dice: “pitost che niente, le mej pitost”, che vuol dire, “Piuttosto che niente, è meglio piuttosto”.

Allora, io sono una mamma affidataria da 11 anni. E se dovessi dire una dote che tocca avere nell’affido è l’elasticità, la capacità di adattamento, la flessibilità, la resilienza.

Hai presente il navigatore quando sbagli strada e ti dice “ricalcolo percorso”? Nell’affido è uguale. Ogni tanto devi ricalcolare il percorso perché la strada è improvvisamente sbarrata, c’è una frana che ingombra il cammino, bisogna andare piano senza pestare sull’acceleratore.

Il terreno è maledettamente sdrucciolevole e se freni di colpo sei fottuto. Ma vuoi mettere la bellezza del viaggio?

Ho qui una lettera per te, bambino o bambina che sei stato adottato.

L’ho scritta a nome di tutte le mamme e di tutti i papà adottivi o affidatari.

Si intitola “Lettera ad un bambino rinato” e dice così.

Caro te,

che sei femmina o sei maschio, poco importa.

Te, che non sei nato dalla mia pancia ma dal mio cuore.

Te che hai una faccia diversa dalla mia, anche se tutti dicono che ci somigliamo.

Te che la vita è bastarda, perché ti ha fatto nascere in un posto e rinascere in un altro e non hai potuto scegliere nessuna delle due volte.

Te che una mamma ce l’avevi ma poi ne è arrivata un’altra e adesso ne hai due ed è un gran casino.

Te che sei da maneggiare con cura, come c’è scritto sulle robe fragili.

Che sei fatto di spine, ogni tanto pungi e ti dispiace.

Che a volte non ci stai dentro, che vuoi scappare, ma non sai da cosa.

Te che per paura di essere lasciato, lasci. Che non ti fidi mai.

Te che “dimmi che mi vuoi bene ma dimmelo 20 volte di seguito”.

Te che “posso venire nel letto con te?” e “dimmi che non mi lasci anche tu”.

Te che è vero che sei un figlio o una figlia diversa, perché i figli nati solo dal cuore, sono più figli ancora degli altri: sei un figlio al quadrato, alla terza, alla quarta, alla quinta potenza.

Te che sei stato l’attesa, il mistero, la pazienza, la tenacia. Il senso definitivo di tutto.

Se ci fosse una misura dell’amore, ti direi che il mio amore per te non sta dentro una piscina olimpionica.

Se lo misurassi in km, sarebbe lungo come la Salerno-Reggio Calabria, la Transiberiana e la curva dell’arcobaleno.

Se fosse un mare, tutti gli oceani messi insieme.

Se fosse cielo, una galassia intera: un miliardo di stelle sarebbero tutte per te.

E se non sei convinto, voglio ripetertelo ancora: sei mio figlio, sei mia figlia. In ogni istante di ogni minuto di ogni ora della mia vita e non potrei mai, di tutti i mondi dei mai, fare a meno di te.

Per questo ti do tutti i baci che ho.

 

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