La prima settimana di inserimento

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Prima settimana di inserimento alla scuola dell’infanzia.

Mia figlia, mai andata al nido, appena entrata si fionda dai giochi della sua classe e manco saluta. La vado a prendere e versa lacrime di disperazione perché non vuole uscire. Tipo in Titanic quando Rose vede Jack inghiottito dalle profonde e gelide acque dell’oceano. In questo caso io faccio la parte dell’iceberg, per intenderci.

Quando devo farle indossare la giacchetta per uscire, il momento di maggior pathos, mi sembra proprio di sentire gli acuti di Celine Dion mentre intona My Heart Will Go On. Comunque così ho appurato che la scuola è antisismica perché trema ma non crolla.

Grazie alla sveglia presto, in questi giorni, si abbandona nelle braccia di Morfeo subito dopo aver pranzato: una fortuna accaduta raramente dalle mie parti ma alla sera, inspiegabilmente, non succede lo stesso.

Ha un’autonomia veramente lunghissima, non c’è modo di assopirla se non parlando dei verbali delle riunioni di lavoro di mio marito mentre ceniamo. Se basta. E discutiamo di opere di ingegneria, mica di come farcire un tiramisù. Che è golosa e non sia mai le venga la fissa di volerlo mangiare che poi c’è il caffè e mi diventa operativa come il coniglietto delle Duracell.

Comunque, per ribadire che la routine qui non è di casa, ieri ha saltato il pisolo pomeridiano. Complice la bella giornata di sole, ha preferito di gran lunga rincorrere la gatta, saltare e giocare a palla in giardino. A costruire torri di Lego. A far finta di essere chiusa dentro Alcatraz (la prigione, non la discoteca) e di farsi salvare dalla mamma evasa (abbiamo fantasia, sì). Ad immortalare il wc del bagno e i pensili della cucina con una vecchia e mezza scassata macchinetta fotografica che fa scatti di colore tendente al giallo.

Fino a che non è arrivata l’ora di cena. E allora sapevo, dentro di me, che la resa dei conti era ormai vicina. Un po’ come quando mangi il Cornetto e arrivi alla punta di cioccolato.

E tac, alle 20:03 il crollo. Una bella principessa addormentata sulla frittata.

A quel punto io e mio marito ci siamo guardati, complici. Lui si è occupato di sparecchiare, mentre per me era arrivato “il momento dell’eroe”: quello di metterla a letto senza svegliarla. Sono riuscita a farle indossare il pigiamino, che Tom Cruise in Mission Impossible è un dilettante.

Ha dormito tutta la notte e stamattina è già l’ultimo giorno della sua prima settimana di inserimento. Che la forza del Didò sia con lei. E soprattutto con le sue maestre che meriterebbero una festa a bordo piscina, con un fenicottero gonfiabile a testa, ogni volta che riescono a riconsegnarmela sorridente, stanca e senza graffi.

Ora vado a prenderla. Sono curiosa di sentire quale frutta ha rifiutato oggi, all’ora della merenda…e di tornare a trascorrere un bel fine settimana in formazione completa: babboboy, mammagufetta e mini ninjia della notte.

 

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