La conservazione del cordone ombelicale – Futura Stem Cells

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Oggi ho il piacere di ospitare un guest post scritto dalla Dott.ssa Pierangela Totta, Responsabile Scientifica di Futura Stem Cells e ricercatrice, da oltre 15 anni, con all’attivo diverse pubblicazioni internazionali nel campo oncologico e staminale.

Tratta un tema molto delicato per ogni futuro genitore: quello della conservazione del cordone ombelicale.

Mi auguro possa essere d’aiuto a molti di voi, soprattutto per fare chiarezza in merito all’argomento e perché credo che un’adeguata informazione sia sempre alla base di una decisione consapevole e, soprattutto, responsabile.

PERCHÈ È COSÌ IMPORTANTE CONSERVARE IL CORDONE OMBELICALE?

Dalla scoperta dell’esistenza delle cellule staminali, e della possibilità di utilizzare quelle derivanti dal cordone ombelicale per la cura di alcune malattie, si è passati nei primi anni 80 ad effettuare con successo dei trapianti (il primo trapianto avvenne in Francia nel 1988 su un paziente con Anemia di Fanconi) e per questo si sentì la necessità, in tutto il mondo, di non disperdere questo materiale biologico ma di conservarlo istituendo Banche di Crioconservazione disciplinate in maniera differente a seconda dello Stato di appartenenza.

QUALI CELLULE CONTIENE IL CORDONE OMBELICALE?

Il cordone ombelicale è una fonte di due preziosi tipi di cellule staminali differenti. Il sangue del cordone ombelicale, infatti, contiene le cellule staminali del sangue (o staminali ematopoietiche) mentre il tessuto del cordone ombelicale contiene le cellule staminali mesenchimali.

Questi due tipi di cellule staminali differenti possono trasformarsi in tessuti differenti. Le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale daranno sangue, mentre le cellule staminali del tessuto del cordone ombelicale daranno cartilagine, osso, grasso, ma anche tessuto nervoso.

QUALI CELLULE VENGONO UTILIZZATE IN CLINICA E QUALI IN STUDI CLINICI?

Le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale sono state le prime ad esser state utilizzate e ad oggi sono una realtà terapeutica utilizzate per la cura di numerose malattie.

Le cellule staminali del tessuto del cordone ombelicale, invece, sono state scoperte in tempi più recenti e sebbene ad oggi vengano utilizzate in più di 100 studi clinici per malattie degenerative come la sclerosi multipla, rimangono ancora nell’ambito degli studi sull’uomo, ma sono una promessa.

PER QUALI MALATTIE VENGONO UTILIZZATE LE CELLULE STAMINALI DEL SANGUE DEL CORDONE OMBELICALE?

L’utilizzo delle cellule staminali ematopoietiche del cordone ombelicale in clinica, prevede l’utilizzo il trapianto di tali cellule per ben oltre 80 malattie che si possono riassumere in: tumori del sangue, malattie del sistema immunitario, malattie del metabolismo e tumori solidi.

Sono utilizzate, inoltre, con ottimi risultati, in numerosi studi clinici per malattie, a oggi, non curabili, come la Paralisi cerebrale o l’Autismo.

COME CONSERVARLE, COSA DICE LA LEGGE ITALIANA.

Poiché in terapia vengono utilizzate le cellule staminali del sangue del cordone ombelicale, in Italia non è possibile conservare le cellule derivanti dal tessuto del cordone.

Infatti, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali formula, con il Decreto Ministeriale del 26 febbraio 2009:

“La conservazione del sangue da cordone ombelicale rappresenta un interesse primario per il Servizio Sanitario Nazionale ed è quindi consentita presso le strutture pubbliche ad essa dedicate”.

Permette una scelta di conservazione del sangue cordonale tra differenti possibilità.

Donazione solidaristica a scopo di trapianto eterologo (le cellule sono donate alla comunità, rientrano in un registro internazionale e sono utilizzate per trapianti allogenici, cioè per un individuo diverso dal donatore ma con lui compatibile).

Donazione per uso autologo o dedicato familiare (le cellule sono conservate e utilizzate o per trapianti autologhi, cioè per il donatore, o per trapianti allogenici familiari, cioè per un familiare compatibile) ma solamente per chi abbia una motivata documentazione clinico sanitaria di possibile utilizzo.

Conservazione autologa o familiare privata (le cellule sono conservate per trapianti autologhi o allogenici, ma anche per studi clinici) in banche estere di conservazione.

Perché una banca estera? Perché l’Italia vieta la presenza di banche private e consente la conservazione autologa a suo carico solo in casi particolari, permettendo al cittadino di decidere se conservare in maniera autologa o familiare, a proprio carico, solo in banche private operanti all’estero.

NEL PUBBLICO E NEL PRIVATO: DIFFERENZE

La donazione può essere eseguita solo in centri pubblici accreditati, mentre la conservazione privata in tutti i centri nascita, sia pubblici sia privati, purché si abbia il kit di raccolta e l’autorizzazione ministeriale all’esportazione.

La donazione è a carico del servizio sanitario, la conservazione è a carico del genitore.

Il sangue cordonale donato potrebbe non rientrare alla persona che l’ha donato, mentre quello conservato privatamente può esser richiesto in qualsiasi momento. Le cellule donate, inoltre, possono essere utilizzate per le 80 malattie conosciute mentre con le cellule conservate a scopo personale, si può partecipare anche a tutti quegli studi clinici su malattie a oggi la cura è sconosciuta.

L’ITER BUROCRATICO DA SEGUIRE

Sia in caso di donazione che di conservazione privata è necessaria una particolare autorizzazione rilasciata dalla Direzione Sanitaria dell’ospedale in cui si partorisce.

Nel caso si scelga di donare, il supporto viene fornito dal reparto di ginecologia presso la struttura.

Nel caso, invece, si scelga la conservazione privata, la banca di riferimento dovrebbe fornire un’assistenza per la formulazione della domanda che deve allegare test clinici che escludono: HIV, Epatite C e Epatite B.

IL KIT DI CONSERVAZIONE

In caso di donazione se ne occuperà direttamente la struttura accreditata nella quale si andrà a partorire.

Importante è che se si sceglie di donare si verifichi per tempo che la struttura sia accreditata e che in tale struttura si possa fare la donazione.

Per la conservazione privata: il kit viene richiesto alla banca che contatterete, e vi verrà inviato a casa. Conterrà tutto il materiale sterile per effettuare il prelievo che potrà essere eseguito in tutti gli ospedali pubblici o privati, previa autorizzazione all’esportazione rilasciata dalla direzione sanitaria della struttura.

IN LABORATORIO COSA ACCADE AL SANGUE CORDONALE?

Il campione di sangue cordonale viene trasportato in laboratorio entro massimo 72 ore, lavorato, analizzato (contato il numero di cellule, la loro vitalità, e l’assenza di contaminazione multipla di batteri o presenza di funghi) e solo dopo aver superato gli standard ritenuti validi dal paese di appartenenza della banca, conservato in taniche apposite contenente vapori di azoto liquido.

In questa forma potranno rimanere congelati per anni fino alla richiesta del campione per trapianto.

A quel punto il campione, prima di essere trasportato nel centro dove si effettuerà il trapianto e, quindi, prima di essere scongelato, subirà ulteriori controlli tra cui il test di compatibilità HLA per verificare l’attuabilità del trapianto.

…E AL TESSUTO?

Il tessuto del cordone ombelicale, una volta arrivato in un laboratorio estero può subire due destini differenti: essere congelato tale e quale o essere lavorato, da esso estrarre le cellule mesenchimali e una volta analizzate, congelate.

Qual è la differenza tra questi due destini? Numerosi ricercatori hanno riportato su articoli scientifici di livello internazionale, come ci siano grandi differenze tra le cellule estratte dal tessuto del cordone ombelicale fresco o congelato. Quest’ultimo, infatti, non dava un buon numero di cellule ma soprattutto non dava cellule in grado di moltiplicarsi come quelle cellule estratte dal tessuto fresco.

DOMANDE IMPORTANTI DA FARE AD UNA BANCA

Se la scelta si orienta verso la conservazione, per una tutela sul campione in termini di lavorazione e qualità per un utilizzo futuro, è bene porci delle domande che poi ritroveremo qualora volessimo far rientrare il campione di cellule staminali del sangue del cordone ombelicale e in un futuro anche le cellule del tessuto cordonale.

  • Il trasporto per il ritiro del campione è operativo e attivo 365 giorni l’anno, festivi inclusi?
  • Il trasportatore è un corriere dedicato?
  • Il campione viene trasportato a temperatura controllata? Può essere provata tale temperatura di trasporto?
  • Vengono effettuati i controlli di qualità sul campione quali numero di cellule, vitalità, contaminazione batterica e fungina? Questi parametri sono certificati e firmati dal medico esaminatore?
  • Vengono effettuati i test di HLA sul campione una volta avviata la richiesta di trasferimento del campione?
  • La banca presenta delle certificazioni?
  • La banca conserva le cellule staminali del tessuto cordonale o il pezzetto di tessuto?

MA ALLORA COSA DEVO FARE DEL CORDONE DEL MIO BIMBO?

È questo uno degli interrogativi più frequenti che molte coppie in dolce attesa si pongono nei mesi precedenti al parto.

Con questo articolo spero di avervi dato le informazioni che cercavate ma poiché i quesiti sono sempre tanti, scrivete a ptotta@gmail.com o telefonate al 800.122.999 e sarò a disposizione per qualsiasi chiarimento!

Dott.ssa Pierangela Totta

 

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