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11_neruda_il figlio

Amo le poesie intense, quelle che quando le leggi pensi: “wow, questo sì che è scrivere!”. Amo i versi che mi fanno sentire un brivido e nascere il desiderio di leggerli tutti d’un fiato, quasi fossero un bicchiere d’acqua fresca in una giornata d’estate.

E’ il caso della poesia “Il Figlio” del poeta cileno, premio Nobel per la letteratura, Pablo Neruda.

Assaporatevela tutta.

Sai da dove vieni?
… vicino all’acqua d’inverno
io e lei sollevammo un rosso fuoco
consumandoci le labbra
baciandoci l’anima,
gettando al fuoco tutto,
bruciandoci la vita.
Così venisti al mondo.
Ma lei per vedermi
e per vederti un giorno
attraversò i mari
ed io per abbracciare
il suo fianco sottile
tutta la terra percorsi,
con guerre e montagne,
con arene e spine.
Così venisti al mondo.
Da tanti luoghi vieni,
dall’acqua e dalla terra,
dal fuoco e dalla neve,
da così lungi cammini
verso noi due,
dall’amore che ci ha incatenati,
che vogliamo sapere
come sei, che ci dici,
perché tu sai di più
del mondo che ti demmo.
Come una gran tempesta
noi scuotemmo
l’albero della vita
fino alle più occulte
fibre delle radici
ed ora appari
cantando nel fogliame,
sul più alto ramo
che con te raggiungemmo.

Non è splendida?. Leggendola è impossibile non sentirsi testimoni dell’amore e della grande passione che descrive. Superba risposta alle domande del figlio: “Come son venuto a mondo?. Da dove vengo?”.

Fortuna che la mia bimba è ancora troppo piccola per chiedermi certe cose. Ho tempo per preparami una bella risposta. Non mi sembra il caso di scomodare ancora cavoli e cicogne: sono già responsabili della confusione emozionale di troppe generazioni. Penso sia meglio parlare, sin da subito, di Amore. E, citando Marcello D’Orta, “Io speriamo che me la cavo”.

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