Gravidanza: cambiamento e rinascita

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Ogni cambiamento porta con sé un minestrone di emozioni.

La fine degli studi catapulta nel caotico mondo del lavoro,

la fine di un amore lascia una ferita nel cuore ma la convinzione e la speranza, anche se ben nascoste, di meritarci di meglio;

le due linee rosa del test di gravidanza sconvolgono l’intera esistenza e proiettano verso qualcosa di nuovo, grande, indescrivibile.

Penso che la vita di ognuno sia la narrazione di una lunga serie di eventi che ci hanno cambiati, modellati e resi quello che siamo oggi. Domani saremo già altro, saremo andati oltre.

La gravidanza è il cambiamento per eccellenza.

Durante questi 9 mesi il corpo cambia tantissimo: si allarga, si appesantisce, si gonfia. Si rende ospitale per la nuova vita che cresciamo.

Ci fa sentire belle anche se abbiamo lo stesso girovita di una piccola otaria. E sorridiamo di più, così convinciamo anche gli altri. E la cosa buffa è che lo siamo davvero.

Anche se abbiamo passato un’intera adolescenza con la maglia attorno al girovita pensando di nascondere il nostro lato b. Diventiamo più sicure di noi stesse ma, al tempo stesso, anche più fragili e sensibili.

Come sia possibile non me lo spiego ancora: sarà merito e colpa del guazzabubbolo di ormoni che pompiamo nelle vene.

Comunque tutte le insicurezze tornano dopo il parto, senza pietà, e puntuali come le bollette.

Eppure, ormai, il baricentro della nostra vita non siamo più noi ma quel piccolo batuffolo indifeso che reclama la nostra tetta.

Lui diventa il centro del nostro mondo. Il resto (comprese noi stesse) passa in trecentoquarantottesimo piano. Almeno all’inizio.

Certo che la natura, quando ha pensato alle mamme, ha voluto proprio strafare se ci pensate.

Ha creato degli esseri capaci di riprodursi: forti, tenaci, rompipalle e ansiosi al punto giusto da seguire con la devozione di un monaco amanuense, per anni, lo sviluppo e la crescita della loro progenie. Che provvedono al loro nutrimento almeno fino alla loro maggiore età. Minimo minimo. Capite?!?

Mica ce ne sono altri di animali che fanno così. Al massimo qualche anno e poi via dalla tana! Fatti una vita!

I nostri piccoli per senso di indipendenza, al massimo, verso i 3 anni possono farsi una capannina con i Lego Duplo in giardino, se i nonni sono stati così magnanimi da usare la pensione di un mese per regalargli la confezione deluxe, extreme, definitive, mega complete, forever and ever biggest in the universe of the mattoncins.

E, dopo la gravidanza, è chiaro che non siamo più quelle di una volta. No.

È come se qualcuno ci avesse resettato l’esistenza. Ti ritrovi con una responsabilità più grande di te sulle spalle (se sei fortunata la condividi con il tuo marito/compagno) e possono capitare anche le giornate in cui ti senti soffocare.

Non c’è nulla di strano. Anzi. È il segnale che hai bisogno di un momento solo per te. Tipo che l’appuntamento per la pulizia dei denti diventa un evento mondano come la passerella sulla Croisette a Cannes. Sempre per stare sul profilo basso.

E poi il corpo non è più tonico come prima. La pancetta si affeziona a te, tu che non l’hai mai avuta, e prende la forma del mento di Lupin. Le maniglie dell’amore assomigliano più a maniglioni antipanico. Che quando ti metti qualcosa di attillato sembri nascondere il salvagente con la paperetta sotto la maglietta.

I capezzoli fanno la corte all’ombelico e le cosce continuano a baciarsi fra loro.

Insomma, i resti di un campo di battaglia.

Molto meglio perdersi nell’ammirazione della perfezione del proprio bimbo.

Eppure pensiamoci un attimo. Fermiamoci.

Abbiamo PARTORITO. Cioè, non so se rendo. E qualcuna di noi ha il coraggio ancora di farsi delle paranoie perché abbiamo le smagliature o il sedere che più che un mandolino (mai avuto così comunque) pare l’intera orchestra di Vienna al concerto di Capodanno?

No, dai. Facciamoci forza e facciamo del nostro meglio per sentirci bene. Che non significa mettersi a dieta stretta ma regolarci. A tavola e davanti allo specchio. Mortificarci è da pazze.

Impariamo a darci una pacca sulla spalla qualche volta e a dirci: “Sai che c’è? C’è che sei proprio in gamba, lo sai? Sei importante e preziosa per chi ti ama. Sei al centro di tutto l’universo per la tua famiglia. Se non ci fossi sarebbe tristissimo, anzi, un vero disastro. Lo hai capito quanto sei speciale?”

Il cambiamento fa sempre paura, è vero, ma è occasione di rinascita.

Come il bruco che diventa una farfalla.

Come il latte che, lavorato col caglio e il sale, diventa formaggio.

Come la pioggia che, quando compare il sole, diventa arcobaleno.

Ecco, impariamo a sentirci uniche proprio come una farfalla che vola sopra un arcobaleno, mangiando dell’ottimo formaggio (il mio è pecorino, si sappia) 🙂

Vi va?

 

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