Cosa dire a tuo figlio se non vuole andare a scuola

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Come deve comportarsi un genitore con un figlio che fa i capricci per andare a scuola? Bellissima domanda. E chissà quanti di voi se lo stanno chiedendo in queste settimane.

Rispetto a questo tema delicato, ho trovato un interessante articolo sul n°42 di Oggi che interpella direttamente Marco Masoni, psicologo esperto di problematiche scolastiche e autore di “Studiare bene senza averne voglia” (edizioni Erikson).

Le sue risposte sono focalizzate su 3 concetti che noi genitori dobbiamo tenere bene a mente e cercare di trasmettere ai nostri figli, ogni giorno, con comportamenti ed affermazioni.

COMPRENSIONE

Il primo e il più importante consiglio è far capire a vostro figlio che lo capite: rinunciate a prediche, sgridate o raccomandazioni che hanno solo l’effetto di esasperare il suo rifiuto. Invece è efficace dire una frase come: “So come ti senti. La scuola è faticosa e quindi ti capisco bene. Però, purtroppo, bisogna andarci. Anche io l’ho frequentata anche se non ne avevo sempre voglia”.

MI VAI BENE COSì

Tecnicamente si chiama “prescrizione del sintomo” e ai genitori fa paura ma funziona molto bene. Dovete dire a vostro figlio: “Mi piace il modo con cui stai combattendo per non andare a scuola. Se sai combattere, significa che possiedi una bella energia: non perderla mai perché ti sarà utilissima un giorno”.

Questa frase deve far passare un preciso messaggio: “Tu mi vai bene così”. Questo concetto, paradossalmente, sarà proprio quello che lo farà muovere verso il cambiamento perché lo farà sentire forte e gli toglierà il motivo per combattere contro di voi.

TI OBBLIGO A DIVERTIRTI

In psicologia si chiama “prescrizione paradossale”: ti chiedo di fare esattamente quello che non dovresti fare. È un trucco che funziona molto bene con i bambini che non hanno voglia di fare i compiti o studiare. Ditegli: “Siccome divertirsi è obbligatorio, necessario e fa anche bene alla salute, tu dovrai studiare un quarto d’ora e il quarto d’ora successivo dovrai assolutamente giocare”.

Più cresce l’età, più allungate i tempi: mezz’ora di compiti e mezz’ora di svago e via così.

Li trovo degli ottimi spunti di riflessione e degli strumenti in più per cercare di indirizzare al meglio i nostri figli nella lunga e ripida strada degli studi. Non credo sia affatto semplice per chi si trova in questa situazione…ma cosa lo è?

Se qualcuno di voi ha qualche altro suggerimento che ha funzionato con i propri figli, condividetelo nei commenti…può essere un’idea preziosa per altri genitori!

 

 

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