10 consigli per togliere il pannolino

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I primi di giugno, a 2 anni e ½, ho deciso di togliere il pannolino a mia figlia: settembre è alle porte, come l’inizio dell’asilo (ops…scuola dell’infanzia…ma ci siamo capiti, vero?), e così ho iniziato a lasciarla senza.

La sera prima del grande giorno mi sono detta che avrei dovuto affrontare con grande calma ogni inconveniente a cui sarei andata incontro, dispensando sorrisi e rassicurazioni alla mia piccola, dicendole che “non è niente” ma spiegandole che il posto dove farla era il suo vasino o il water (e il riduttore di Minnie). E appoggiarcela sopra. Tenerle la manina. Giocare. Leggere. Ritagliare giornali. Fare quello che piace a lei. L’importante è che imparasse a sentire lo stimolo e a sedersi lì.

Arrivato il grande giorno, confesso di aver avuto un po’ di timore, soprattutto perché non sapevo ancora bene come sarebbe andata la giornata. Mi ero comunque preparata per il peggio. E lo straccio. È sempre una strategia vincente.

Eppure il sorriso che mi ha fatto quando, quel lunedì mattina, le ho fatto indossare finalmente il suo primo paio di mutande mi ha dato il coraggio necessario per affrontare quella giornata davvero bagnata (e non per la pioggia).

Qualche consiglio, per chi deve ancora iniziare:

1. Fatelo quando è bel tempo

Me lo hanno detto in molti e condivido in pieno: così potete stare di più all’aperto, magari in giardino o al mare (evitando l’effetto “laguna di acqua stagnante in casa” che così mal si abbina al pavimento di parquet o al divano in tessuto non sfoderabile del salotto) e, soprattutto, far asciugare alla velocità della luce le mutandine e i vestitini lavati…lavati…e rilavati.

2. Iniziate quando avete almeno qualche giorno a sua completa disposizione

Iniziate quando sapete di poter avere qualche giornata continuativa, sapendo di potergli stare accanto ed insegnargli con calma. Un week-end, le ferie, giorni in cui avete il supporto del vostro compagno o dei nonni. Vedete voi.

Io sono sempre a casa con la mia piccola, quindi ho iniziato quando mi son convinta fosse pronta e, a parte i primi giorni e qualche imprevisto, ho notato dei grandissimi progressi solo dopo poco tempo. Tipo che se il primo giorno pensavo di essere andata a vivere al lago, quello seguente assomigliava più a una laguna, poi a una pozzanghera…e così via.

Nei primissimi giorni siamo rimaste a casa, per evitare spiacevoli inconvenienti. Quando mi sono sentita più fiduciosa (e con una borsa di cambi e salviette che Mary Poppins levati), ho ripreso anche la routine delle uscite: spesa, nonni, commissioni, appuntamenti. Sta alla vostra discrezione.

Molte mamme iniziano lo spannolinamento al mare, ad esempio. Il contesto rilassato aiuta molto.

3. Comprate taaaante mutandine

Io ho iniziato con 6 paia, pensando fossero sufficienti per almeno la prima giornata. Mi sbagliavo. Il primo giorno le avrò lavate, ognuna, almeno 3 volte. Acquistatene una dozzina. Tanto comunque servono, non scadono mica come lo yogurt, giusto?

4. Preparate una ricompensa

Con mia figlia ha sempre funzionato. Ogni volta che riusciva ad andare sul vasino, in regalo, una figurina (poi ha cominciato a rivendicarne un pacchetto, ma questa è un’altra storia). Con lo scopo di fare qualcosa di personalizzato per lei, il suo babbo le ha stampato dei semplici fogli con una sua foto in compagnia di un personaggio dei cartoni animati preferiti. Tipo lei che mangia a fianco di Marshall della Paw Patrol, oppure che sorride insieme alla iena di Zig & Sharko. Cose così.

Mi sento solo di non raccomandare il cibo come ricompensa: credo sia sbagliato legarlo al concetto di “premio” per evitare problemi di altra natura in futuro.

5. Eliminate o ricoprite i tappeti temporaneamente

Ho un tappeto in salotto e, dal momento che Anna gioca spesso lì seduta, l’ho ricoperto…con un altro tappeto! Sì, avete capito bene. Io ne ho uno della Disney, bello grande e plastificato (mi raccomando!) che ho usato molto quando era piccola e riusciva a giocare solo a terra. Si è rivelato un ottimo alleato contro le pozzanghere improvvise. Lo avevo acquistato al supermercato, a pochissimo, e non sapete quanto continuo ad adorarlo per tutto quello che sta facendo per me 🙂

6. Leggete libri per bambini sullo spannolinamento

Ne ho già parlato in un altro post, ma lo ribadisco: iniziate molto tempo prima, e per gioco, a leggere libri per bambini sull’argomento. Sono fermamente convinta che la mia abbia smesso di fare la cacca nel pannolino solo grazie a Topotto. Non me lo toglie dalla testa nessuno.

7. Mettete un vasino in casa, in bagno, molto prima di iniziare lo spannolinamento

Vi racconto la mia esperienza: ne ho acquistato uno circa 1 anno fa, anche se sapevo non l’avrebbe usato ancora per molto tempo, e l’ho piazzato in bagno vicino ai nostri sanitari (in realtà l’ho preso perché era in sconto e mi piaceva il fatto che fosse della stessa forma del nostro water, ma questo ora passa in secondo piano).

Lei, in tutti questi mesi, ci ha preso confidenza. Ci imitava. Nessuna costrizione, nessuna forzatura da parte mia e di suo babbo. Solo sorrisi e applausi quando si sedeva come noi. L’ola solo quando riusciva a fare come Topotto (più le figurine, quelle sempre…)

Risultato? Non l’ha mai odiato, né respinto: lo vive come un qualsiasi altro oggetto di casa e non ha nessun timore nell’usarlo.

8. Non togliete subito il pannolino di notte (o quando dorme)

Se anche è bravissima durante il giorno, la notte o durante il sonnellino pomeridiano capita ancora spesso che la mia piccola si bagni. E tanto. E allora mi sono chiesta: perché voler togliere il pannolino a tutti i costi anche quando dorme? Non ho mica motivo di passare delle notti travagliate per portarla sul vasino ed interrompere così il suo (e mio) beato sonno.

Nel cervello esiste una ghiandola, chiamata ipofisi, che produce diversi ormoni. Uno di questi è l’ADH, che agisce facendo sì che la notte venga prodotta circa la metà della quantità di urina che viene prodotta di giorno. I bambini che si bagnano di notte hanno generalmente un livello basso di questo ormone. Di solito basta aspettare del tempo affinché tutto si risolva.

E allora io ho deciso di metterle il pannolino di notte, finché non lo bagnerà più. Tempo al tempo. Chiaramente, se il problema persiste a lungo, e credete possano esserci altri motivi dietro all’enuresi notturna di vostro figlio, rivolgetevi sempre al vostro pediatra. Mi raccomando.

9. Prima la pipì, poi i vestiti

Sono partita con l’obiettivo di farle capire che deve imparare a sentire lo stimolo ed associarlo alla corsa verso il vasino. Quando arriva lì, sono sempre stata io a tirarle giù i calzoni e ad aiutarla a mettersi seduta (centrando il vasino).

Ora che è passata qualche settimana le ho insegnato a tirarsi giù i calzoni e le mutandine da sola e sedersi in autonomia. Non sapete la sua gioia.

Ora me la trovo seduta sul vasino, tutta sorridente, che nemmeno mi ero accorta che le scappava. Son soddisfazioni.

Il prossimo passo sarà quello di pulirsi BENE da sola e rivestirsi BENE. Diamo tempo al tempo.

10. Usate tutte gli stratagemmi a vostra disposizione

Non so se è pedagogicamente corretto ma a me ha funzionato: portate il vasino fuori dal bagno. Da me è spesso in cucina ora, ad esempio, o in salotto. Per associarlo a qualcosa di bello, una volta seduta, le faccio vedere anche un cartone animato mentre io mi metto a terra, al suo fianco. Oppure giochiamo con una rivista, coloriamo, facciamo torri sbilenche con le costruzioni o leggiamo qualche storia. Insomma, tutto (o quasi) è consentito purché non allaghi più casa.

Questi i miei consigli. Ovviamente sono ancora nel pieno dello spannolinamento anche io, quindi, se ne avete altri sono i benvenuti: condivideteli nei commenti.

Forza, straccio e coraggio mamme! Ce la faremo anche questa volta! 🙂

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