I 10 comandamenti di una mamma

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Mamme, sappiamo bene quanto è cambiata la nostra vita da quando ci è stato messo in braccio il nostro fagottino dolce. Lasciati alle spalle i 9 mesi di gravidanza, il nostro cuore e la nostra testa hanno iniziato a lavorare incessantemente per il benessere del nostro piccolo. Senza interruzioni, a ciclo continuo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7.

La maternità ci ha travolte, spettinate, assonnate e rese uno spettacolo della natura. Sì perché lo siamo. Forti e resistenti come noi nessuno mai. Rocky Balboa sta ancora prendendo appunti.

Seppur così diverse le une dalle altre, ogni mamma sente dentro di sé ciò che è giusto fare per il proprio figlio. Ho cercato di racchiudere queste sensazioni in un decalogo, chiamato “I 10 comandamenti di una mamma”.

Leggetelo e poi ditemi se anche per voi è così.

1. Non avrai attenzioni che per il tuo piccolo

Prima di tutto, nell’intero universo, viene nostro figlio. Lui ha bisogno di noi perché non è “progettato” per vivere da solo. All’inizio (ahimè è un periodo temporale indefinito) ha sempre bisogno della mamma. Non è una tartaruga marina che nasce, in autonomia, sulla spiaggia dell’isola dei conigli di Lampedusa. No, non funziona così.

Poi, dato che il bambino ha bisogno di noi, noi abbiamo bisogno di un marito o un compagno che capisca la situazione, condivida la felicità e i patemi che proviamo, e ci aiuti a ricordare che giorno della settimana è (io avevo completamente perso ogni riferimento temporale…giorno e notte erano diventati un continuum indefinito). Fondamentale è anche che il nostro uomo ci faccia una carezza, ci stringa, e ci dica che siamo bravissime e stiamo facendo bene il nostro lavoro di mamma. Se ci aiuterà in tutto sarà anche lui, di conseguenza, un bravissimo papà.

Per far capire agli uomini il primo comandamento dico questo: immaginate la finale dei mondiali di calcio del 2006. Eravate tutti con gli occhi puntati sullo schermo, giusto? Ecco, le neomamme si trovano tutto il giorno in bilico fra una super felicità cosmica e il baratro della delusione perché credono di aver sbagliato qualcosa, o della tristezza perché non riescono più a gestire tutto come prima. È solo una fase. Poi il gol viene fatto e tutti possiamo stare un po’ più sereni e ricominciare a bere spritz.

2. Rinuncerai al tuo nome per farti chiamare Mamma

Non dimenticheremo mai la prima volta che nostro figlio ci ha chiamato così. Io me lo ricordo benissimo. Ero di spalle, ai fornelli, e stavo cucinando qualcosa per pranzo. Mi sono chiesta se fosse entrato qualcuno in casa. Invece no, era la mia piccola bellezza sul seggiolone a reclamarmi. Lacrimoni di gioia e desiderio di sentirselo dire subito di nuovo a go go.

È una parola con cui ci hanno chiamato in molti, dall’annuncio della gravidanza in poi, ma solo quando pronunciata dal nostro piccolo sentiamo tutta la forza del suo significato.

Da quel momento, per tutto il resto della nostra esistenza, la nostra creatura ci chiamerà così. Sempre. Forever and ever. E userà la parola “Mamma” per pretendere la nostra attenzione. Anche quando saremo in bagno. Anche sotto la doccia. Anche quando papà è distante solo 5 cm da lui.

Insegniamo ai nostri figli a chiamare anche il “Papà”, non vorremmo mica tenere solo per noi questa grande gioia, non è vero?

3. Dovrai giocare e far festa night&day

Anche se sei stanca e potresti vincere a mani basse un Oscar come attrice non protagonista nei panni di un bradipo assonnato, tu giocherai con tuo figlio. Anche se vorresti pulir casa (e già questo fa capire che c’è qualcosa che non va) perché il caos ti disturba e cominci a veder gatti di polvere rincorrersi fra le stanze di casa, tu giocherai con tuo figlio. Ed alimenterai il disordine perdendo sotto i mobili i mattoncini di costruzioni, peli di peluche e i ritagli di giornale.

Sii felice. Non battere il tappeto ma sbattitene. Prendi confidenza con la polvere e le briciole sparse sul pavimento, fai finta di essere Gretel persa nel bosco. Funziona.

4. Solo da mamma capirai (ed onorerai) davvero i tuoi genitori

Quando si passa dall’altra parte della barricata si capisce molto di più della propria famiglia di origine. Scopriamo cosa hanno passato nostro padre e nostra madre, le sfide affrontate per farci diventare gli adulti che siamo oggi. Meritano sicuramente la nostra riconoscenza e il nostro affetto o comunque la nostra comprensione.

Non pretendiamo ancora il loro aiuto tutti i santissimi giorni dell’anno. Lasciamoli respirare e godere dei nipoti senza lasciargli in mano totalmente il peso della loro responsabilità. Un aiuto è importante ma ricordiamo che siamo sempre noi i genitori dei nostri angioletti birbantelli.

5. Imparerai che il silenzio non è solo d’oro…ma anche sospetto!

Se un bambino è sveglio e fa silenzio, si stanno verificando le seguenti ipotesi:

  • sta pensando a come riuscire a fare il volo dell’angelo dalla cima della credenza della cucina;
  • ha appena rotto qualcosa e sta occultando i cocci da qualche parte;
  • si è chiuso dentro un armadio o una stanza per progettare la conquista del pianerottolo;
  • sta facendo il bagnetto ai suoi giocattoli dentro la tazza del wc;
  • è fuggito di casa

Non esistono molte altre alternative, quindi attenzione.

6. Imparerai ad accettare polvere, macchie e disordine

Dentro di te morirai un po’ ma un figlio piccolo ti insegnerà che non tutto nella vita può essere sempre come vuoi tu. A terra, sui vetri, sui muri troverai i segni del suo passaggio.

Io ho ancora una macchia di peperone rosso sul muro del salotto. Non va via manco con la spugnetta magica della Mastro Lindo. E pensare che smacchia tutto che è una meraviglia…ma quella no. Ho risolto piazzandoci davanti la cucina della Smoby. Tutte le volte che la sposto per pulire mi ricordo di quella grigliata di peperoni. This’s magic.

7. Imparerai a fare la doccia molto velocemente

Mio padre mi diceva sempre che quando faceva parte del corpo bersaglieri, ai tempi del servizio di leva obbligatorio, aveva i minuti contati sotto la doccia. Dopo un tot gli chiudevano l’acqua e non importava se era ancora insaponato o sporco, quello gli doveva bastare. Era obbligato ad uscire e lasciare il posto agli altri.

Ecco, noi mamme è come se stessimo facendo la naja: abbiamo l’aggravante dell’interruzione a sorpresa da acuto di bebè e spesso, soprattutto agli inizi, non riusciamo manco a lavarci tanto quanto vorremmo.

È solo da un paio di settimane che riesco a farmi la doccia senza dover per forza aspettare il rientro di mio marito a casa. E, udite udite, riesco persino a lavarmi i capelli con relativa calma. Ho raggiunto questo traguardo ai 2 anni e 4 mesi della mia paciughina. Porto questa testimonianza per dirvi che la luce in fondo al tunnel c’è…e non è un treno.

Vi ricordo la mia campagna di sensibilizzazione a favore delle neomamme: #tiregalounadoccia

8. Farai finta di dormire, sperando che anche il piccolo si addormenti

E spesso funzionerà! A patto che sia cotto come uno zucchino (si dice anche da voi o è solo un detto romagnolo?).

In ogni caso garantisco il 100% del risultato su ogni mamma: riaprirete gli occhi solo in seguito agli acuti e ai vibrati del vostro bimbo, chiedendovi se siete all’opera. No care mamme, no. È che avete un tenore o un soprano in casa e non potete negargli di esprimersi. Vi toccherà anche andargli a far “batter le manine” per calmarlo.

9. L’unica cosa che desidererai sarà dormire di più

Diventare mamma è un po’ come entrare a far parte di un esperimento scientifico che si interroga su fino a che punto è possibile ridurre le ore di sonno nella specie umana.

Mi immagino scienziati in camice bianco osservarmi da uno schermo mentre, ogni 2/3 ore mi sveglio per assecondare le richieste della mia piccola. Attendo, fra qualche anno, la pubblicazione della ricerca e un articolo su Science con una mia foto in pigiama.

10. Non ricorderai di essere stata più rock (e paziente) di così

Alla fine della fiera, in realtà, questa vita è una grandissima avventura. Ora mi sento davvero ricca e tutto ha un senso diverso. La progettualità è alle stelle così come le difficoltà, è vero, ma mi sento davvero tanto fortunata.

Sono mamma, ho scelto di esserlo, e ogni giorno mi sveglio con la mia bimba che mi cerca e vuole abbracciarmi forte. È una sfida continua ma, a costo di sembrare sdolcinata, non riesco ad immaginarmi qualcosa di più grande.

This is Rock’n’Roll baby!

 

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